
Il bello di saltare dentro le pozzanghere è che sembra che per pochissimi secondi si riescano a cancellare “i contorni"...
la prima cosa che vedo, subito dopo è il mio volto.
Dopo arriva il mondo.
Ed io mi sposto.
Ad occhi chiusi

ci sono giorni che vorrei stare così e pretendere di essere invisibile agli altri, solo tenendo gli occhi chiusi.(e, badate, non chiudendo gli occhi. e prima o poi, su questa differenza fondamentale, ci tornerò su)
ma oggi non è uno di quei giorni.
quindi, voi quattro anime prave che ogni tanto vagate in questo anfratto (intanto la mia coinquilina è stata appena colta da improvviso attacco di cacarella...picchì si non sa faci 'rrivari 'mpizzu non eni cuntenta <--- e qui, il mio fedele serviture e il fastidio mi capiranno) vi - e mi - chiederete, perché lo scrivi?
ed io vi rispondo: e che ne so??!!
mica so tutto, io
però, ci stava bene ^_^

Ecco..
La gente dovrebbe usare le parole con la stessa leggerezza e delicatezza che hanno le nuvole nel muoversi e spostarsi.
Ed è strano perché mentre loro si spostano, si muovono…sembra quasi che perdano pezzi. Un po’ come se morissero.
E però, io ci vedevo sempre nuove forme, oggetti, volti di animali o di esseri umani, sorridenti, angoscianti,tristi, allegri ed altre amenità di questo tipo.
Quindi, in realtà, non muoiono, non si “disperdono” senza un senso.
Ma c’è una direzione. Magari, non precisa…o forse, sì.
ecco, mi piacerebbe che fosse anche così con le parole.
Vorrei essere capace di dimenticarle, quelle cattive o anche quelle dette con egoismo e poco tatto.
Vorrei essere capace di dimenticare tutte le parole che non sono riuscita a dire. E che sono ancora qui.
ma è anche vero che fondamentalmente, a me, piace crogiolarmi in certi ricordi. Come se stessi dentro una copertina.
ma questa copertina non riscalda. È fredda.
E quindi, forse, cade anche la mia personale teoria del “piacevole crogiolarsi”.
Non è piacevole per niente, sentirsi addosso una copertina fredda.
non è piacevole per niente.
ma voi non mi conoscete e non sapete.
Punto.
Ritorniamo alle nuvole.
quello che stavo per dire, è che così come le nuvole si “sfaldano” per riformarsi, rinascere...
Ecco..allo stesso modo, ci vorrebbe qualcosa che facesse sempre da collante, con le parole.
Qualcosa che facesse capire che sono parole, ok. Solo un ammasso di segni incomprensibili, lettere, numeri, virgole..puntini di sospensione
Ma a volte, le parole ti salvano la vita.
È una pessima giornata e torni a casa, dopo scuola.
fa caldo e quel caldo è appiccicoso e ce l’hai addosso e non respiri e senti solo il caldo.
Non c’è altro. E le parole…le parole..le continue preghiere di chi ti chiede perché hai smesso di parlare. E tu non hai voglia di dirlo perché non avrebbe senso spiegare che si è spento tutto proprio quando invece fuori faceva freddo e pioveva e le foglie erano già a terra, e non faceva caldo, quel giorno. E non è facile spiegare perché hai aperto gli occhi all’improvviso e non c’hai più capito niente.
non ha senso tentare di spiegare quello che senso non ne ha e non ne avrà mai.
e intanto, ha anche iniziato a tirar vento: cazzo, lo scirocco no!no, oggi no.
ed è maggio e sono passati un paio di mesi, dall’ultima scoperta che ti ha fatto aprire gli occhi ancora una volta.
e loro continuano a chiederti perché fai così.
e caldo e vento e nessuna nuvola in giro per il cielo. Non mi azzardo nemmeno a sollevare lo sguardo, oggi.
Ricorderei, più in là…ed il sole deve restare sole. e non un ricordo.
io non sollevo lo sguardo.
e sembrare arrabbiata e strana fa allontanare le persone.
io non sollevo lo sguardo.
Il vento solleva terra, sabbia che arriva dritta agli occhi. E brucia.
ed io devo restare seria e corrucciata.
Io non sollevo lo sguardo.
ed il mal di testa martellante, da scirocco, da giornata andata a male, aumenta.mi punge gli occhi.
e loro hanno smesso di chiedere, arrivati al portone.
Nella cassetta della posta, una lettera per me.
la prendo senza dire nulla.
ascensore e sguardi preoccupati su di me.
ed io sto seria con la faccia (grande conte :D).
e bhè…ragazzi, io sono strana.
un essere strano, insolitamente silenzioso, dentro una casa popolata da voci, chiacchiericcio, urla, strepiti, miagolii e soffi di una gatta isterica…ed io che faccio? Me ne resto in silenzio e seria.
e loro continuano a chiedersi perché.
Entro in casa, furtiva occhiata alla sua stanza, butto zaino a terra e passo nella stanza della “furtiva occhiata”
..tipa strana, io. Troppo silenziosa, io.
Mi ripeto che sembrare arrabbiata e strana fa allontanare le persone.
Entro nella camera e lui sta lì. E mi guarda.
E cerco di ricordare che lo scirocco fa alzare troppa sabbia e “brucia agli occhi”,
ma in questa camera non entra lo scirocco.
qui, non entrano nemmeno le nuvole.
aria stagnante.
qui, si è fermato tutto.
lui aspetta noi..con frenesia, a volte.
E con frenesia ci parla e racconta.
lui aspetta me per potermi sorridere..e lo fa proprio quando ha il sole in faccia.
e qui non entra lo scirocco.
Ma gli occhi bruciano lo stesso.
Ma io sto seria con la faccia, appena esco dalla sua camera.
Uscita dalla camera, perdo le parole che ho parlato prima e vado a leggere la lettera.
A volte le parole ti salvano la vita.
E lui lo sa. E sorride.
E non si chiede il perché del mio silenzio.
perché la notte ci siamo solo io e lui e il silenzio è solo nostro.
è mio, il silenzio…dalla sua poltrona nera, ai piedi del letto, lo osservo respirare, e resto lì fino a quando il respiro si stabilizza. E a volte, resto lì e lo osservo al buio e poi mi addormento sulla poltrona.
E da lì, da quella poltrona, tu guardi cielo e nuvole e ricordi e mi racconti o forse ricordo che tu ricordi o mi piacerebbe pensare che fosse così e che ancora riuscivi a parlare.
e tu guardi in silenzio, quando sei solo. Sempre da quella poltrona.
Ed è tutto un circolo…i mie flussi non sono altro che circoli perfetti di pensieri ben allineati che a me piace frantumare per trovarci qualcosa dentro.
Ma sembrare arrabbiata e strana non ha fatto allontanare il dolore.
e però, a sollevare lo sguardo non ho più paura.
le nuvole che osservavi sono anche quelle che vedo io, da qui
il collante tra quelle nuvole siamo io e te.
guarda dove (e a quali flussi) mi hanno portato alla fine queste nuvole.
...E tu sapevi usare le parole con la loro stessa delicatezza e pacatezza nei movimenti.
Ed io quante volte ancora dovrò ringraziarti?
il più delle volte, non so dove mi porteranno i miei flussi di coscienza..esasperatamente più imprevisti ed ossessionanti ed intensi della mia famosa attività onirica.
questa volta, mi hanno riportato a te.
e sarà un caso che io adesso senta il tuo odore, ancora così vivo, dopo quasi 20 anni.
ed è dannatamente vero che sembrare arrabbiata e strana non ha funzionato.
e però, mi faceva anche sembrare terribilmente figa ^_^
è ritornata la mia frenetica, INTENSA (!!!) attività onirica...
avessi una simile vita sessuale ^_^
è interessante...tipo, l'altra notte avevo proprio voglia di studiare tutti i sogni che avevo appena fatto, nell'esatto momento in cui li facevo
e però, non si può. sarebbe da pazzi
e però, io tanto normale mica lo sono. questo è anche vero -_-'
e anche...modifico e aggiungo
ci sono 2 persone che in questo preciso momento mi stanno sul cazzo!
una è lei.
l'altra è un'altra lei.
cazzu!
sta ancora macerando dentro, quel pensiero.
ma è fisso, ed è continuo.
fortuna che a quello fa compagnia un altro pensiero tanto, molto più piacevole e positivo
PAURA, SOGNI, STELLE
Io che dico di non averne mai
Io che non “devo” averne mai
Mi sono presa la responsabilità
Di qualcosa per la quale non ho colpa.
Sto per riprendere una delle tante cose che non sono riuscita a portare a termine.
Sempre per via della responsabilità di cui sopra ^_____________^
Sogni e stelle… sono uguali.
È imbarazzante quanto si somiglino.
Sogni che prima non ci credevo (e non me ne frega niente se non è italiano perfetto. Una volta tanto, non voglio pensare alle perfezioni della lingua italiana che devono colmare le mie, di imperfezioni.)
e che poi non potevo non crederci.
Sogni che mi hanno deluso, ferito e messo a terra.
Sogni che non voglio più vedere o fare.
Perché è sfiancante vederli finire…. e tu stai lì che non capisci come sia potuto capitare
Come ci sei arrivato?
E non capisci.
perché è come se qualcuno ti stesse prendendo a pugni, dopo averti gettato sabbia negli occhi.
E nemmeno con tutta quella sabbia e quei pugni ti riesce più di piangere
Ne hai paura.
Hai paura di sfinirti dal pianto, così come accadeva quando fingevi ceh nulla ti toccasse.
E sai che tutte le lacrime non piante e tutti quei singhiozzi trattenuti, se venissero fuori
sarebbero come “l’urlo” di munch, moltiplicato per mille.
Quindi, eviti..ti dici, non ne vengono più fuori
Nemmeno se tu e tutti gli altri continuate a prendermi a pugni all’infinito.
Ti ha anche spaventato non riuscire più a farlo.
C’hai pure provato.
Ma ogni volta, ti ritrovi davanti a quella porta, dentro quell’auto, davanti a quel letto
Ed ogni volta, passato e presente si mischiano e tu non sai che fare…
Hai provato…per dolore, rabbia e di nuovo dolore
Non dolore fisico che ti arriva fino alle mani
Un dolore che ogni volta è sempre nuovo,
ogni volta ti lascia senza fiato
e stai lì a chiderti
non sai nemmeno tu cosa
e poi le stelle.
Le stelle…che ogni volta ti metti lì a contarle
Perché vuoi dare un nome ad ognuna di loro, fosse anche un numero
E perché vuoi sapere
Devi sapere
Quante ce ne stanno
Se sono davvero infinite
O se anche loro hanno una fine
Che se così fosse, magari anche tutto il resto avrebbe una fine
Tutto questo dolore
Incapacità di dire, di fare, di esprimersi
Di far capire cosa cazzo ti passa per la testa
Magari anche questo avrebbe una fine
E arriverai al punto in cui riuscirai davvero a farti capire e vedere per quello che sei
Ed è a quel punto, che le lacrime vengono fuori
Da sole
Silenziose
Le senti scendere e bagnarti il collo
Non vedi quasi più lo schermo del pc
E loro scendono, imperterrite
Ed ogni discesa forma una cicatrice
Ogni singola lacrima per ogni cicatrice per ogni ferita
(O anche:
Per ogni ferita, una singola lacrima
Che diventa cicatrice)
E sembrano fermarsi al collo..
Ma invece vanno da un’altra parte…
Vanno dentro,
A cercare qualcosa che nemmeno tu sai se c’è
E resti così, sospeso
In attesa di qualcosa che ti faccia aprire gli occhi
Di qualcuno che ti dica che non è così
Non può essere così
E che tra un po’ ti sveglierai
E tutto sarà diverso
Che poi, magari è davvero tutto diverso
Ma tu non puoi o non vuoi vederlo più.
Ma sai che qualcuno potrà capire e vedere, tra tutte queste pieghe
E non fermarsi al tuo dolorefastidiocronico
Sogni e stelle
Ed io che vorrei prenderti per mano e farti vedere quante, quali,
stelle ci possano essere anche in sere come queste,
che sembra quasi che il freddo le abbia congelate e lasciate lassù, da sole e in compagnia, a prendere freddo
ma hanno più caldo le stelle, di quanto ne abbia mai avuto io.
Ed il freddo che sento è paura.
Ma io dico di non averne mai.
Io non devo averne mai.
ho scritto qualcosa, tempo fa.
Non molto tempo fa..
circa la mia razionalità
Circa il fatto che non voglio perderla
Ma mi rendo conto che ci sono dei giorni durante i quali la mia razionalità è
pressoché inesistente
Mi manda in panico, più o meno..per quanto sia anche piacevole perderla
e mi piace e ne ho paura..a perderla
e però, mi piace di nuovo.
Mi manca più di ogni cosa la sicurezza anche nei gesti più comuni, nelle frasi più normali
È come se fossi stata per troppo tempo lontana dal tutto il resto e adesso ci volessi rientrare, ma resto sempre inadeguata
Non conforme a determinate regole dette o non dette
Quello che ho scritto tempo fa era una mezza poesia
E lungi da me, solo il pensiero di farla leggere
Sono una cazzona e questo basta.
E pensavo pure che siamo tutti pieni di pieghe, dentro.
Ed in queste pieghe ci sono le cose che abbiamo affrontato o che ancora non siamo riusciti. Le nostre parole dette e non dette, le cose che vorremmo fare e che non abbiamo più il coraggio macheforse..
Nelle pieghe che ho dentro è meglio se non faccio entrare più nessuno
Ne avrebbe paura e anche quelle, prima o poi, vengono a noia
Siamo tutti pieni di pieghe. Sì.
C’è chi le espone come se fosse merce da scambio
Chi te le sbatte quasi con violenza. Te le sbatte addosso, come a misurarsi con le tue.
E c’è anche chi se le tiene per sé..che magari le ha anche fatte vedere. Macheoranonhapiùimportanza
Detto così, tutto d’un fiato, perché anche certe cose dette con i dovuti intervalli suonano male, stridono.
Detto così, tutto d’un fiato, non sembra nemmeno che sia stato detto
Quasi in punta di piedi, in silenzio
Che a quello, chi non riesce a mostrare le pieghe, è abituato.
Il silenzio.
E guai a ritrovarsi in mezzo a cumuli di parole senza/con senso..è come ritrovarsi nudi davanti al mondo
E alcuni, del mondo, vorrebbero solo dimenticarsene.
E questo era uno dei soliti flussi di coscienza che passano e vanno via, subito. Così come sono venuti.
E non ha senso.
non ne avrà per voi.
Ma ne ha per me.
E anche tanto.